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Il nostro paese conserva quasi sicuramente la stessa posizione scelta dalle genti nuragiche. Questo perché mantiene l’ubicazione di uno dei loro insediamenti come lasciano supporre i resti del nuraghe S’URAXI .Esso giace presso il cimitero e non lontano dalla chiesa parrocchiale dove si sviluppò il moderno nucleo abitativo. I resti archeologici più significativi sono quelli del periodo nuragico, meno numerose sono le testimonianze di una presenza umana dove nell’altopiano della giara affiora lo scarto della lavorazione dell’ossidiana e lavori frammentari. La fase più antica della civiltà nuragica è rappresentata da un nuraghe a corridoio posto all’estremità sud-occidentale del santuario nuragico di Santa Vittoria; è probabile che questo nuraghe a corridoio esistesse già prima della nascita del complesso nuragico. Nei pressi della chiesa di san Sebastiano vi sono tracce di una costruzione megalitica della quale non si conoscono le forme e le dimensioni ma si presuppone possa essere un altro nuraghe. Nella  vallata sottostante la giara e precisamente nei territori adiacenti alla strade statale 128 troviamo numerosi nuraghi dei quali non ci sono pervenuti che pochi ruderi. I nuraghi di cui resta qualche traccia sono: LADUMINI, RUINAS, TRACHEDDALLI, mentre CUCCURU FORRU risulta interamente distrutto.


LADUMINI è un nuraghe di tipo complesso costituito da una torre centrale e da un bastione a quattro torri marginali tra le quali si apre un cortile.


Sulle rovine del nuraghe TRACHEDDALLI, probabilmente molti anni fa, venne costruito un ovile e una casetta. Il suo crollo venne sfruttato per ottenere uno spazio per il bestiame, nonostante le manomissioni è possibile individuare l’originale complessità del nuraghe.

Del nuraghe  RUINAS resta solo la base di una torre. È probabile che la sua distruzione e il prelevamento delle pietre risalgano al periodo romano.

(Per quanto riguarda il periodo romano, vedi origini del paese)

Nel medioevo il territorio di Serri appartenne alla circoscrizione amministrativa di Siurgus del giudicato di Cagliari.    

Santuario Nuragico di Santa Vittoria SERRI



Al santuario nuragico di SANTA VITTORIA si giunge percorrendo la S.S 128 ( bivio Monastir al km 21.600 della S.S 131) attraverso Senorbì, Suelli, Mandas fino al moderno abitato di Serri. All’ingresso del paese si sviluppa sulla sinistra un raccordo asfaltato (ben segnalato), che volgendo verso ovest, conduce dopo 4 km a Santa Vittoria di Serri.



Nel 1907 il Taramelli, accogliendo la richiesta del dottor Marogna, medico condotto di Gergei, visitò per la prima volta le rovine del complesso nuragico di santa vittoria. La precedente esperienza dello studio della vicina giara di Gesturi, portarono l’archeologo a riconoscere subito l’importanza storica di quelle rovine nell’ambito degli studi sulla civiltà nuragica. La ricerca non fu sistematica, in quanto egli spaziò da un punto all’altro esplorando a  più riprese.



TARAMELLI nacque a Udine il 14 novembre 1863, si laureò a Pavia nel 1889. Nel 1902 venne nominato direttore del museo di Cagliari e degli scavi di antichità della Sardegna. Diventato sovrintendente, fu poi professore di archeologia all’università di Cagliari. La sua permanenza in Sardegna fu caratterizzata da un intensa attività di ricerca e di scavi. Nel 1935 si trasferì a Roma dove morì l’8 maggio del 1939.

Durante la sua prima campagna di scavo nel 1907  il Taramelli riportò alla luce i seguenti edifici:

Il tempio a pozzo
Il recinto con sedile
La torre con feritoie
Sempre dal Taramelli nel 1909 furono messi in luce:

Il tempio a pozzo
Il recinto megalitico con sedile
Il recinto federale
Il percorso della cinta fortificata
La torre con feritoie
La difesa dell’acropoli
La porta d’accesso al tempio ipetrale
Anni 1910/1920/1921

·        Il tempio ipetrale

·        Il recinto megalitico con sedile

·        La capanna del sacerdote

·        Recinto

Anno 1922

·        Il recinto con sedile

·        Le opere difensive della parte occidentale

·        Il percorso del muro di cinta presso l’estremità nord

Anno 1923

La via sacra, tra il tempio a pozzo e il tempio ipetrale
La capanna della bipenne
Il recinto dei fonditori
La casa del capo
Anno 1924/1925

La capanna dell’altarino
Le capanne
Il recinto delle feste
Il recinto cucina
Anno 1927

Il recinto di giustizia
Le abitazioni (37-38)
Le abitazioni (39-40)
Le abitazioni (34-36)
Anno 1928

Il gruppo di edifici intorno alla capanna del doppio betilo
L’abitazione del sacerdote
Anno 1929 ultima campagna di scavo condotta dal taramelli

Il muro di cinta che dal tempio a pozzo si dirige verso l’orlo sud dell’altopiano
La capanna dell’ingresso
Anno 1986

Saggi di scavo  nell’area centrale del recinto delle feste condotti da M.Gabriella Puddu
Anno 1987

Saggi di scavo nell’area orientale del santuario e nella capanna delle riunioni condotti da M. Gabriella Puddu
Inizi anni ‘90

Scavi condotti dalla Sovrintendenza
Anno 2002

Scavi condotti dalla Sovrintendenza
Anno 2006

Scavo presso le capanne vicino alla casa del capo (33b) condotti da Alessandra Saba


Il santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri si trova nell’estremità sud-occidentale dell’altopiano della giara e si estende su un’area di circa 4 ettari di superficie. Il santuario si può dividere in 4 gruppi principali di edifici:



Edifici adibiti a templi (a pozzo e impetrale)
Gruppo del recinto del doppio betilo
ESE
Capanna del capo, curia e altri ambienti appartati


la casa del capo che sorge isolata a nord ed è fiancheggiata da una muraglia è una grande capanna circolare con atrio lastricato con banchine laterali; ad est di questa e quasi al centro del complesso, il grande Recinto delle Feste, vasto recinto ellittico (m. 73x50) su cui aprono diversi vani a partire dall’ingresso ad est: la Casa del Focolare, il Recinto con Sedile, il Recinto dell’Ascia; segue sul lato nord una zona divisa in piccoli vani quadrangolari aperti per un lato verso il centro, fino alla Fonderia; lungo il lato sud si trova il porticato, fino alla Cucina: come si vede, l’interpretazione del Taramelli era quella di una grande cumbessia ovvero un complesso che avesse la funzione di accogliere i pellegrini convenuti per le feste nel santuario.

Il gruppo di edifici intorno alla chiesetta di S.Vittoria è anche quello dove visibilmente si sono succedute diverse fasi edilizie, di non facile lettura. Dove ora sorge la cosiddetta Torre con Feritoie era stato eretto un nuraghe a corridoio che, sulla base dei materiali rinvenuti in recenti sondaggi di scavo in questo punto, ovvero frammenti di ceramica a decorazione metopale, si inquadra nell’Età del Bronzo medio; da esso si dipartivano cortine murarie, ora inglobate in altre strutture, delle quali faceva parte la cinta difensiva che si prolunga fino alla Casa del Capo.

Di questo gruppo di edifici raccolto intorno allo sperone sud-occidentale dell’altopiano fanno anche parte il Tempio Ipetrale a pianta quadrata e struttura isodoma, la Capanna del Sacerdote, il Recinto Circolare con Sedile, la Via Sacra, il Muro di Cinta con la Capanna dell’Ingresso. Il fulcro di questa parte del santuario è il Tempio a Pozzo, racchiuso entro un recinto ellittico (m. 19 x 13) accuratamente costruito con struttura isodoma con conci di basalto ben squadrati ed anche di calcare, impiegati, come in edifici sacri simili, con intenti policromi decorativi; si compone di una pianta circolare di m. 2,10 di diametro interno e m. 3 di altezza con andamento leggermente conico per il progressivo lieve aggetto dei filari; vi si accede attraverso una scala di 13 gradini, preceduta da un atrio rettangolare con banchine laterali e lastricato in calcare, con una mensa o altare con un foro per libagioni al centro, connesso ad una canaletta trasversale che scaricava all’esterno.

Altre costruzioni si trovano raggruppate a sud-est, a est, a nord-est, fra le quali il Recinto dei Supplizi o della Giustizia, il Recinto delle Riunioni o la "Curia", l’Isolato del Doppio Betilo, il Recinto della Mensa, eccetera.

Molti di questi vani, come i precedenti, suggeriscono un uso non domestico di comune abitazione; i canoni costruttivi sono senza dubbio quelli usuali dell’età nuragica, in maggioranza riferibili all’Età del Bronzo recente e finale e prima Età del Ferro (circa XIII-VIII secolo a.C.) e l’insieme tuttora non smentisce l’ipotesi che si tratti di un grande villaggio-santuario federale che riunisse, intorno al luogo di culto, le popolazioni circostanti.

Il complesso è raggiungibile attraversando il centro urbano di Serri e proseguendo oltre, sull’altopiano. In paese, davanti al Municipio, si trova l'Antiquarium allestito con pannelli didattici, che funge da unità introduttiva per l’area archeologica. Il materiale rinvenuto negli scavi del Taramelli si trova nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

 
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